AER Edizioni HomeOrdiniContattiNewsletter 
Ricerca    
CATALOGO
 
fino a 2 anni
3 e oltre
4 e oltre
6 e oltre
14 e oltre
16 e oltre
Narrativa
Saggi
Fuori Catalogo
Cartoleria
Autori
KATALOG
 
Kinderbuch
Literatur
Sachbuch
Kontakt
RIGHTS
 
Foreign Rights
Contact

Galsan Tschinag

Il cielo azzurro
Traduzione dal tedesco di Italo Mauro
1996
176 pp.
brossurato - 12,3 x 20,5 cm
Euro 10,33
ISBN 9788886557412


Galsan Tschinag ha vinto nel 1992 il premio letterario Adelbert-von-Chamisso e il Heimito-von-Doderer Preis nel 2001.


 


 

Galsan Tschinag

- in realtà Irgit Schynykbaj-oglu Dshurukawaa - è nato nel 1944 nella parte occidentale della Mongolia. È sciamano e capo della stirpe nomade dei Tuva. Trascorre gran parte dell'anno nella capitale della Mongolia Ulan Bator, durante i restanti mesi vive da nomade nell'Altai e intraprende viaggi di letture all'estero.

 


 
 

Di Galsan Tschinag AER ha pubblicato Il cielo azzurro e Ventun giorni.

 
Leggere «Il cielo azzurro» è come calarsi lentamente in un mondo arcaico e perduto; è scoprire una civiltà diversa, un modo di vivere lontano dal progresso, legato ad un mondo primitivo che offre, a chi lo sa capire e “usare”, una vita piena e intensa, un amalgama di fatiche, dolori, privazioni, rinunce, ma anche di pace e di serenità in diretto rapporto con la natura. Il lungo racconto racchiude l'infanzia dell'autore, un bambino tuwino, vissuto a contatto con la natura selvaggia della steppa mongola. Attraverso le descrizioni di luoghi, ambienti, situazioni e fatti della sua tribù, egli rivive la sua esperienza di pastore nomade, errante fra la steppa e le montagne della Mongolia. E i suoi ricordi rimangono intatti, anche dopo il suo contatto con la “civiltà degli uomini delle città”. Indimenticabili due figure che per intensità di contenuto umano e poetico emergono e dominano su tutta la storia: la nonna, “il sole che ha riscaldato l'alba della mia vita” e Arsylang, il cane, fedele amico delle migrazioni stagionali. Due i momenti più intensi della narrazione: la morte della nonna, intesa come un momento doloroso ma ineluttabile, e quella di Arsylang vissuta in un'ottica di violenza verbale contro gli uomini e contro quel Cielo Azzurro, la Divinità che non capisce e valuta con una misura ineguale coloro che vivono sotto di lei.
Marino Cassini, LG Argomenti XXXIV, 2, aprile-giugno 1998, 68 s.

 
Steppe e solitarie montagne dell'Asia, ritmi lenti delle stagioni segnati dalla transumanza del bestiame: questo lo sfondo su cui si muovono i Tuwini, pastori nomadi della Mongolia che, da sempre, mantengono un legame intimo e profondo con la natura. Fra loro un bambino, Galsan, e il suo mondo fatto di piccole cose, di lavoro e fatica, di corse sterminate, di cieli azzurri e di sogni, di appagante felicità, di amore muto ma profondo per la sua famiglia…
Clara Trezzi, Nuova e Nostra 12, 8 giugno 2003, 12.

 
Romanzo nel quale rivivono l'infanzia e la fanciullezza di un bambino tuwini, stirpe di nomadi allevatori di bestiame nelle steppe della Mongolia. È il racconto della dura lotta quotidiana per la sopravvivenza in una società immutata da secoli minacciata dal crollo di antiche strutture e tradizioni economiche e sociali.
Wolftraud de Concini, Montagna Libri, 11a Rassegna Internazionale dell'Editoria di Montagna, 1997, 184.

 

Copyright © 2004-2005 Aer Edizioni. All rights reserved.
Created by meta|art, Bozen. Graphics: Art Visuel, Paris. Foto: Isabelle Riz, Milano.