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Per Nilsson

D'Amore non si muore
Ci siamo anche noi 12
Traduzione dallo svedese di Carmen Giorgetti Cima
2004
152 pp
brossurato - 13,7 x 20 cm
Euro 14,50
ISBN 9788887435103


Nel 1999 è stato conferito a Per Nilsson il Premio Astrid Lindgren. Per «Hjärtans Fröid» ha ricevuto il primo premio nel concorso Rabén & Sjögren per il miglior libro per giovani sul soggetto dell'amore, il Deutscher Jugendliteraturpreis nel 1997 e il Zilveren Zoen nel 1999.
«D'Amore non si muore» è stato nominato per il Premio Andersen, XXIII edizione, 2004.


 


 

Per Nilsson
è nato nel 1954 a Malmö. Ha lavorato come insegnante di musica e matematica. Dalla primavera del 1999 è scrittore a tempo pieno.


Di Per Nilsson AER ha pubblicato D'Amore non si muore e
Un modo diverso di essere giovani.

 


 
 
Due gli elementi più interessanti
di questo premiatissimo libro: l’andamento narrativo strutturato su codici espressivi filmico-teatrali; il modo in cui l’autore tratta il tema dell’amore, con realismo e tenerezza insieme, senza tabù, senza infingimenti, senza ipocrisie, con una "libertà pulita” che ha il supporto di un’intensa valorizzazione dei sentimenti (vedi la scena magistrale dell’acquisto dei preservativi). Tappa centrale è l’innamoramento del protagonista, un giovane uomo (forse un liceale) che Nilsson chiama Lui. Innamoramento fatto di timidezza e passione, di totale sprovvedutezza da parte del ragazzo rispetto alla sua partner, una ragazza assolutamente disinibita e sicura di sé. Il rapporto tra i due subito s’interrompe a causa di un soggiorno di lui in USA: al ritorno scopre la presenza di un altro in casa di lei. Progetta il suicidio. Sulla sua scrivania ha messo in fila degli oggetti (di cui il testo dà una lista simile a quelle degli “oggetti di scena”) ognuno dei quali gli fa rivivere una tappa della sua storia d’amore e costruire dentro di sé un film con sequenze corrispondenti a quelle tappe. Alcune di queste immaginarie riprese filmiche presentano anche più d’una versione perché il ragazzo è incerto su quale sia la più vicina alla realtà. L’incontro-scontro drammatico tra i due ragazzi è redatto come un copione teatrale. Battute di dialogo alternate a didascalie. Per non parlare della colonna sonora della notte prevista per il suicidio, costituita dal telefono che alterna silenzi prolungati e angoscianti a trilli elettrizzanti, talvolta inutilmente ripetuti. È la stesura della sceneggiatura filmica (il cosiddetto film-dentro-la-testa) che ci introduce più a fondo nel disagio interiore del protagonista con un acme che si aquieta verso la fine in note di quasi speranza, in un tentativo di ripartire da zero, giacché d’amore non si muore. Ci si può chiedere se questa adesione a un linguaggio quasi da fiction mediatica abbia una valida ragion d’essere. Ritengo di sì perché vi si riscontra un efficace stimolo ad avvicinarsi empaticamente al protagonista e perché le pagine offrono quegli spazi d’intervento da parte del lettore, quegli interstizi che l’autore gli propone di riempire quale lector in fabula. Come dice Umberto Eco «il testo è un meccanismo pigro che vive del plus valore di senso introdottovi dal destinatario».
Carla Poesio, Liber 65, gennaio-marzo 2005, 9.

 … Ed è quest’ultimo romanzo,
indirizzato ai ragazzi di fronte ai primi turbamenti del cuore e del corpo, a convincere decisamente tanto per tensione narrativa quanto per il linguaggio idoneo e fresco. Un racconto forzatamente in terza persona, protagonista un lui, che solo nelle ultime pagine tornerà ad essere io, un io narrante solo per le conclusioni, liete ma non da lieto fine. Il protagonista–narratore imbastisce una sorta di sceneggiatura – con alcuni personaggi in sospeso – sul film del suo primo amore, stravolgimento di cuore, prima esperienza sessuale. Un viaggio retrospettivo compiuto nel momento più triste, ad amore finito e con fantasie di morte, che serve per ricomporre la propria individualissima esperienza, che in letteratura diviene però universale e collettiva. Una storia normale, caricata di tutti i dubbi e ingenuità e rabbie del diventare uomini e donne, facile e felice per un giovane lettore iddentificarsi nei protagonisti di questa storia dallo sfondo scandinavo, ma tanto ormai europea da ben ambientarsi sulle sponde mediterranee.
Anselmo Roveda, Andersen XXIII, 202, aprile 2004, 96.

 … Il racconto è in terza persona,
per la precisione terza persona maschile singolare, perché prende le mosse dalla solitudine di chi guarda retrospettivamente una storia d’amore finita. Seguendo quella che sembra essere una sorta di sceneggiatura sul film dell’amore vissuto, si passa di continuo dal piano del consapevole presente all’ingenuo passato, o per meglio dire, in alcuni momenti topici, si procede alla rilettura dei possibili passati: la memoria e l’interpretazione non si piegano a leggi oggettive, non fotografano la realtà ma la costruiscono e reinventano continuamente. La storia di per sé è quanto di più normale possa accadere. Un ragazzo nota una ragazza sull’autobus; i giorni della settimana cominciano ad avere senso solo quando la può vedere; si conoscono, si parlano, stanno bene insieme. Ma quello che per lui è vitale per lei è semplicemente carino. L’analisi della realtà e dei sentimenti, lucida e a volte impietosa, registra i differenti livelli di coinvolgimento. Una storia fatta quindi anche di delusione, rabbia, sconforto con fantasie di suicidio, e infine riconoscimento di sé nel difficile percorso del diventare uomini.
Elena Camplani, Libri, riviste & fumetti, dicembre 2004, in: www.flashgiovani.it

 

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